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IDAMA PLAYER 01 _ NIK

Il primo Idama Player è sceso in campo.
Il racconto inizia.
Da un confine all’altro, dalla città fino a 4.500 metri di altitudine.

IDAMA PLAYER 01/100
Nicolò Varlonga



C’è chi cerca stabilità, e chi invece vive sospeso tra cielo e terra. Nick appartiene alla seconda categoria: sempre in movimento, sempre pronto a cambiare prospettiva. Appassionato di sport estremi e di libertà, incarna l’elemento ARIA e lo spirito di IDAMA — leggero, versatile, capace di adattarsi a ogni situazione, da un meeting improvvisato a un salto nel vuoto.




Qual è l’episodio più estremo o sorprendente che ricordi?
Quando avevo 14 anni stavo scalando una parete piuttosto impegnativa, in strapiombo. Ad un certo punto mi sono accorto che avevo finito i rinvii. Normalmente, man mano che sali, metti il rinvio e ci passi dentro la corda, ma me ne mancavano ancora quattro per arrivare in cima.
Mi sentivo bene, avevo appena superato il tratto più difficile, così ho pensato: “Non mi fermo adesso”. E ho continuato senza rinviare. In pratica, ho saltato otto metri di rinvii! È stato decisamente un momento estremo.



Sei carico per fare skydiving indossando IDAMA?
Certo! Magari facciamo due lanci con un backflip e poi proviamo a restare seduti in aria.
La cosa figa è che è double face: da un lato ha uno stile più sobrio, perfetto per il lavoro, dall’altro un camouflage bello “ignorante”, che uso quando mi lancio.

Quando lavoro lo tengo nel lato più pulito; poi, appena posso andare a lanciarmi, lo giro e via. È super pratico.
Mi piace perché rispecchia il mio stile di vita: sempre pronto a tutto. Se arriva lo swell giusto per surfare o la condizione ideale per lanciarmi, non devo nemmeno passare da casa a cambiarmi.

È un capo versatile, proprio come me: può essere elegante ma anche tecnico.
E poi IDAMA è un brand che si fa notare — quando vedi qualcuno che lo indossa, capisci subito che tipo di persona hai davanti.






C’è un capo tecnico o funzionale, in più contesti, senza cui non potresti vivere?
Dipende un po’ dallo sport che faccio, ma una cosa che porto sempre con me è il costume. Lo uso anche come pantaloncino, è super comodo.

In generale soffro molto il caldo, quindi per me è fondamentale che i materiali dei capi che indosso siano leggeri e traspiranti.



Stai lavorando a qualche progetto nuovo?
Sì, sto portando avanti diversi progetti. In questo periodo voglio dedicarmi sempre di più al surf e ai lanci in paracadute.
Vediamo un po’ come si evolvono le cose… e, chissà, magari arriverà anche la chiamata di Elon Musk per andare su Marte! Mi piacerebbe un sacco fare skydiving su Marte.



Parlaci del tuo rapporto con gli sport estremi.
Ormai faccio soprattutto surf. Prima facevo anche snowboard, ma da quando ho scoperto il surf non riesco più a farne a meno. È uno sport che puoi praticare sia con il caldo che con il freddo.
Vado spesso in Portogallo, dove l’acqua è fredda, quindi serve la muta. In Indonesia invece fa caldissimo, mentre in Sudafrica l’acqua è di nuovo fredda.





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